21 febbraio 2018 – Una mattinata fredda che si apre nuvolosa ma poi regala presto un sole invernale che riesce a sciogliere la foschia e appaiono le Alpi biellesi ammantare di neve che si stagliano in un cielo azzurro. Siamo davanti all’hangar della Air Support International attiva dal 1995 all’aeroporto di Biella in frazione Vergnasco a Cerrione.

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Nell’officina, illuminata da ampie vetrate, entriamo in un luogo in cui, tra vari modelli recenti e “storici” di aeromobili in riparazione, campeggia il protagonista di questa storia: il più vecchio aeroplano italiano in condizioni di volo: un Caproni Ca 100 del 1933 costruito a Taliedo (Mi) con un lotto di 50.  “I tecnici lo hanno messo a punto “  ci spiega il titolare, l’ingegner Adriano Perardi “e oggi faremo un volo di officina prima del suo trasferimento a Bresso”. Appare in un angolo dell’officina, piccolino (Caproncino, fu ribattezzato) ma nello stesso tempo importante: un biplano sesquiplano rovescio, con l’ala inferiore più lunga della superiore, un brevetto inglese De Havilland. E’ in grigioverde e oltre alla matricola civile porta ancora la matricola militare perché fu addestratore della regia Aeronautica Italiana. Poco alla volta tutti gli altri aeroplani vengono spostati e si crea un corridoio per lui, che viene portato fuori a braccia. Anche il motore è originale: un Alfa Romeo Colombo S63  sei cilindri in linea da 135 cv. L’elica in legno a passo fisso. E’ un gioiello della collezione Gavazzi: un altro suo  esemplare idrovolante è a Como, ma è più “giovane” di un anno. Mentre aspettiamo i piloti, Renato Cortelletti e Pietro Patriarca, l’ingegnere ci spiega che l’azienda era sorta nel 1984 e c’è una seconda filiale a Torino Caselle:  “A Torino siamo indirizzati sulla manutenzione dei motori, qui sugli impianti e sull’avionica. Si fanno i controlli previsti dalla legge e nel caso del Caproni abbiamo provveduto a perdite di olio, serbatoio e messa a punto. Facciamo interventi di ogni tipo: qualche giorno fa siamo andati a recuperare un velivolo da turismo in un prato e l’abbiamo riportato qui con il camion. Era rimasto senza benzina.” Nel frattempo la squadra, formata da Alberto Bottone, Roberto Mancin, Franco Regazzi, Paolo Massaro, Manfred Brancaleoni, Roberto Rastello, Paolo Marchiori e Francesco Depiero, compie le ultime operazioni per il volo. Il pilota ufficiale del Ca 100, Renato Corteletti, ci racconta che quello di portare il biplano a Bresso è un regalo del dottor Gavazzi per i suoi 50 anni: Mio padre lavorava come pilota per una società di lavoro aereo che si chiamava “Transavio”, all’aeroporto di Milano Bresso. Io ero poco più che un bambino e cominciavo a muovere i miei primi “passi” aeronautici trascorrendo le giornate in aeroporto. Questa società aveva acquistato il biplano e veniva utilizzato per realizzare scritte pubblicitarie con i fumogeni in cielo e successivamente  per il traino di striscioni. Questo che faremo volare oggi giaceva abbandonato in un hangar coperto da una coltre di polvere con la tela delle ali bucata dal materiale che gli veniva posato sopra come fosse uno scaffale. Da bambino ci salivo, allacciavo le cinture e… fantasticavo, impugnando la cloche, di pilotarlo in voli arditi! Se allora qualcuno mi avesse detto che, un giorno, non solo ci avrei volato ma addirittura sarei stato io stesso a pilotarlo, non ci avrei creduto. Passano gli anni e, nel frattempo, ottengo i “brevetti” (all’epoca si chiamavano così) – oggi licenze – sino ad ottenere quella professionale e quella di Istruttore di volo. Nel 1996. Il Caproncino viene acquistato dal padre di un caro amico di famiglia che, avendo qualche anno prima acquistato e restaurato il “Caproni idro” dell’Aero Club Di Como, lo restaura a sua volta e lo riporta agli antichi splendori di quando indossava fieramente le insegne della Regia Aeronautica. E torniamo al mio compleanno. Simone Gavazzi mi comunica che ha un regalo da darmi da parte sua e di suo padre Gerolamo, ma che, date le dimensioni, non ha potuto portarlo. Poi aggiunge: “Papà  ha deciso come regalo di farti diventare il pilota ufficiale del Caproncino”. Ho, per un attimo, pensato anche ad uno scherzo. Ma era tutto vero! Sul mio libretto di volo la data del 22 giugno 2017 ha un significato speciale: vi si legge CA100 I-ABMT Bresso Bresso, 25 minuti, e la nota “volo abilitazione CA100”.Quando mi sono riseduto su quel sedile, dall’ultima volta, erano passati ben 40 anni… Mille ricordi, odori e rumorii mi sono tornati alla mente per poi svanire d’incanto nel momento dell’accensione del motore, lavorando tra la leva dell’anticipo e del gas. Oggi l’emozione è di nuovo forte qui a Biella.” E’ ora di decollare, accensione. Si levano i blocchi alle ruote, rulla sulla pista e via nel cielo come 85 anni fa.

Fabrizio Dassano

 

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